Grande partecipazione per l’intervento della storica Isabella Insolvibile alla Fondazione dei Monti Uniti
Foggia – Grande partecipazione di pubblico per il primo appuntamento di “Ché Storia. Racconti contemporanei in Fondazione”, il nuovo ciclo di incontri di storia contemporanea promosso dalla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia.
L’incontro inaugurale si è svolto giovedì 5 marzo nella sala “Rosa del Vento” della Fondazione e ha visto protagonista la storica Isabella Insolvibile, per la prima volta a Foggia, con un intervento dedicato al tema “La prigionia alleata in Italia. 1940-1943”.
Il sistema dei campi di prigionia alleata in Italia
Nel corso della serata la studiosa ha ricostruito il sistema dei campi di prigionia alleata presenti in Italia durante la Seconda guerra mondiale, offrendo una riflessione su una pagina complessa e ancora poco conosciuta del conflitto.
Tra il 1940 e il 1943 circa 70.000 soldati alleati furono detenuti nei campi di prigionia italiani. La maggior parte dei prigionieri proveniva dalle campagne militari combattute sul fronte nordafricano, in seguito alla divisione delle aree di influenza tra Germania e Italia: il Nord Europa sotto controllo tedesco e il Mediterraneo sotto influenza italiana.
I detenuti, prevalentemente anglofoni, provenivano non solo dal Regno Unito, ma anche da diversi Paesi del Commonwealth, tra cui Canada, Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica. I prigionieri venivano distribuiti in circa sessanta campi di prigionia sparsi sul territorio italiano, spesso collocati in centri isolati per ragioni di sicurezza.
Il campo di prigionia n. 132 di Foggia
Particolare interesse ha suscitato il riferimento al campo di prigionia n. 132 di Foggia, attivo tra gennaio e agosto del 1943.
Nel campo erano detenuti soldati sudafricani bianchi, impiegati nella costruzione delle piste di atterraggio realizzate nei dintorni della città. Questo episodio rappresenta un tassello importante della storia locale legata al secondo conflitto mondiale.
Le condizioni di vita nei campi
Durante l’incontro è stato dedicato ampio spazio alle condizioni di vita dei prigionieri, segnate da gravi difficoltà alimentari e da episodi di malversazioni e privazioni.
Il problema del cibo, in un Paese già provato dalle ristrettezze della guerra, rappresentò uno degli aspetti più drammatici della prigionia. La storica ha inoltre ricordato come questo capitolo della storia italiana sia stato a lungo rimosso dal discorso pubblico, insieme ad altri episodi scomodi della memoria nazionale.
Secondo Insolvibile, la ricerca storica più recente ha progressivamente contribuito a superare il diffuso mito degli “italiani brava gente”, restituendo un quadro più complesso e articolato della realtà del conflitto.
La ricostruzione presentata durante l’incontro si basa su un ampio lavoro archivistico che ha incrociato fonti italiane e internazionali, tra cui documenti dell’esercito italiano, dell’Archivio Apostolico Vaticano e del Comitato Internazionale della Croce Rossa.
Il ciclo “Ché Storia” della Fondazione dei Monti Uniti
Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali del presidente della Fondazione dei Monti Uniti, Filippo Santigliano, che ha sottolineato come il nuovo ciclo di incontri si inserisca in un impegno culturale consolidato.
La Fondazione promuove infatti da anni iniziative dedicate alla ricerca storica, tra cui le “Domeniche con la Storia”, il ciclo “La Storia in Capitanata tra moderna e contemporanea”, il Premio Capitanata rivolto a studenti e ricercatori universitari e il Progetto Memoria, che coinvolge le scuole cittadine nella riscoperta della storia locale.
Il prossimo incontro: Benedetta Calandra
Il ciclo “Ché Storia” proseguirà il 24 aprile con la storica Benedetta Calandra, che terrà una lezione dal titolo “Argentina. Biografia di una nazione dall’indipendenza a oggi”, dedicata alla storia politica e sociale del Paese sudamericano.



